L’amore è desiderio di qualcosa che manca.

Chi è Eros, l’amato o l’amante?

di Massimo Gramellini

  Da ragazzo ero convinto che l’amore risiedesse in colei che amavo. Coincidesse con l’ essere amato da lei, la più bella e la più buona di tutte le creature terracquee. . Finché ho aperto una porticina e mi sono ritrovato alla tavola del Simposio platonico, seduto accanto a Socrate, e proprio quando il filosofo si accingeva ad affrontare uno dei punti cruciali del suo discorso sull’amore. A dire il vero, neppure Socrate era in condizione di rispondere. Non in prima persona, almeno.

Su certe questioni le uniche fonti autorevoli sono le donne e infatti Socrate ha riportato le parole di una sacerdotessa di Mantinea, Diotima, che lo aveva istruito sulle cose d’amore.
 
Diotima va subito al sodo: Eros non è né bello né buono. Se infatti lo fosse, non avrebbe bisogno di esserlo, mentre noi sappiamo che l’amore è desiderio di qualcosa che manca. Ma Eros non è nemmeno brutto e cattivo. Altrimenti non desidererebbe essere bello e buono: non ne sentirebbe la necessità. Riassumendo: né bello né brutto, né buono né cattivo. Né divino né umano. Ma allora cos’è? Ce lo dice Diotima: è un demone. Un’entità intermedia che tiene insieme l’universo, mettendo in connessione lo spirito invisibile e la materia sensibile.
Solo a scriverlo vengono i brividi, perché una parte di noi ha sempre saputo che l’amore è esattamente quella cosa lì. Quando ne sei pervaso, ti senti in sintonia con tutto ciò che ti circonda. Diotima ci mostra addirittura la carta d’identità di Eros: è stato concepito sul Monte Olimpo, lo stesso giorno di Afrodite, la dea della Bellezza, durante il banchetto allestito per il lieto evento. Sua mamma si chiama Penia (Povertà) e suo babbo Poros (Risorsa). Con una mamma simile, Eros non può che essere «ispido, scalzo e senza casa», ma grazie alla natura paterna non si perde mai d’animo. Talvolta fiorisce e vive. Talora muore, ma poi torna in vita. Ciò che ha lo perde. Ma ciò che perde lo ritrova.
Capito chi è Eros? Non l’amato, accidenti alla mia zucca vuota. Eros è l’amante: colui che ama.

Ne consegue che una persona è veramente felice non quando riceve l’amore, ma quando lo dà. Forse bisognerebbe far girare la voce.
 
Simposio di Platone (IV sec. a.C.) 
Discorso di Diotima 
riferito da Socrate  (seconda parte)

L’amore è desiderio di qualcosa che manca.ultima modifica: 2013-09-08T23:06:48+02:00da gattacenrentola
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